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INFO SULMONA
 
Il miglior cronista è senz’altro il poeta OVIDIO, il figlio più illustre della città, che si vanta esserne la patria. L’abitato, situato al centro della conca peligna tra due corsi fluviali (Vella e Sagittario), conserva il carattere dell’antico fiero municipio italico che seppe resistere al potere di Roma, prima in contrasto e poi associandovisi.
Le risorse di una vocazione agricola ricca sono assicurate dalla ricchezza di acque, non stagnanti ma fluide, fresche in quanto discendono direttamente dai monti circostanti.
A volte vi si trovano associati l’olivo e la vite, fin nei terrazzamenti pedemontani, ove si rinvengono grotte eremitiche e dove Pietro del Morrone (Celestino V) trovò l’ambiente adatto per fondarvi la celebre Abbazia di Santo Spirito.
La piana alluvionale si distende per 14 miglia in direzione nord-sud, esprimendo una vocazione naturale di collegamento Adriatico-Tirreno, e più in generale di snodo viario fra l’Italia del sud con quella del nord.
Tale itinerario mercantile ha garantito un succedersi di civiltà che hanno lasciato il segno nei monumenti della cosiddetta “Siena degli Abruzzi”.
CENNI STORICI
Tale centralità nel cuore della regione non le ha risparmiato scorrerie ed invasioni, da cui lo spirito civico si è sempre risollevato. Nè la fedeltà ai sovrani di Napoli le ha risparmiato incursioni, razzie e vendette da parte dei feudatari vicini.
Fu prediletta dagli Svevi, che vi stabilirono famose fiere, favorite dalla presenza di attività manifatturiere e di artigianato artistico allora in auge, in particolare nell’oreficeria ove restano doviziose testimonianze degli argentieri locali, abili nello sbalzo e nel cesello.
Fu frequentata da noti rappresentanti dell’umanesimo, come Petrarca e Boccaccio, che vi tennero accademie e sedute sulla cattedra di Diritto Canonico.
Diede i natali al Pontefice Innocenzo VII (1404-1406), che risollevò le sorti della Chiesa in un periodo di egemonia francese.
L’insigne poeta Giovanni Quatrario (1336-1402), emulo di Ovidio, insiste nel dichiarare, nelle elegie e nei poemi pastorali, la vocazione spiccata alla tutela delle tradizioni sacre, che si sviluppano nel periodo pasquale, quando Maria corre incontro al Figlio risorto (domenica di Pasqua la famosa ”Madonna che scappa in piazza”).
La nostra gente per secoli è stata dedita al nomadismo e alla transumanza, pertanto a fine ottocento ha intrapreso la difficile carriera dell’emigrante, favorita nell’esodo dalla rete ferroviaria adeguata alle esigenze di una comunità così speciale!
MONUMENTI
 
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Sede della confraternita della Misericordia. I compenitenti (membri) gestivano servizi ospedalieri e sostenevano il popolo sulmonese in occasione di epidemie, sismi e carestie.
 
Tali opere, monte frumentario ( deposito di beni di prima necessità), farmacia, ricovero per viandanti, sono evidenziate nelle sculture presenti sulla cornice marcapiano. Tali sculture si snodano tra i tralci di vite, le stagioni, le età dell’uomo e le attività. La decorazione del fronte assume un significato mistico.
 
Simboli ricorrenti sono: il girasole , il melograno e la vite che assumono il significato di aspirazione a salire in alto verso  l’agnello mistico che trionfa nella trifora centrale. Testimoni degli eventi civici sono i santi intercessori, sostenitori della fede. Ci vollero tre generazioni per definire l’intero complesso, che reca sulle architravi la data di avanzamento dell’opera, dal XIV al XVI secolo, dal gotico al Rinascimento.
 
Si manifesta nella sua grandezza come un insieme di stili diversi amalgamati dal tempo.
    Palazzo della Santissima Annunziata
 
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Nel 1256 la magistratura della nostra comunità inoltrò un’istanza a Re Manfredi, che in premio alla lunga fedeltà concesse di tenere fiere e mercati nella spianata maggiore antistante l’acquedotto, spesso resa inagibile dallo straripare di canali irrigui. Sulmona ebbe il primo esempio di acquedotto che corre su solidi pilastri,  rendendo le acque fluide e trasparenti, ridando vigore alla tradizione Ovidiana della ricchezza di fiumi copiosi che dalle montagne circostanti scendono a valle rendendo fertile l’intero comprensorio.
PIAZZA MAGGIORE
e Acquedotto Medievale
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Tra gli ordini monastici che hanno trovato sede all’interno delle nostre mura, di particolare importanza il complesso conventuale di San Francesco con caratteristiche di gotico transalpino voluto per benemerenze da Carlo d’Angiò. Notevoli elementi sono il rosone orientato, il maestoso portale posteriore ad elementi arborescenti fortemente strombato, che fu scelto da Wagner per la scena del matrimonio del Lohengreen. Un potente contrafforte sorregge l’abside trilobata.
La chiesa e il convento subirono forti danni in seguito al sisma del 1706 dando origine ad un monumento in bilico tra reliquia e rifacimento. Tale aspetto di archeologia medievale conferisce all’insieme un aspetto assolutamente inedito e romantico. Sorprendente è l’interno a cielo aperto, della parte posteriore simile a un anfiteatro, ove nell’ambiente absidale sono stati ricavati spazi museali.
SAN FRANCESCO della SCARPA
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La Giostra cavalleresca nasce storicamente all’inizio del ‘500 con questa caratteristica : in occasione di presenze altolocate di giovani nobili, si esibivano in esercizi di abilità pre-militari sfidando rappresentanze di città gemelle, dall’Umbria e dalle Marche convenivano i campioni più quotati.
Per dirimere la contesa, Margherita d’Austria figlia dell’imperatore Carlo V, prescrisse un regolamento intitolato “Stanze e Capitoli”, codice d’onore che ebbe l’approvazione dell’autorità sovrana e fu recepito negli statuti municipali civici.
Si ha notizia di un Cavaliere di Malta, Fabio Sanità, osannato in patria subito dopo aver preso parte alla battaglia di Lepanto (1572).
All’inizio del secolo il principe Filippo di Lannois prescrisse il palio, che consisteva in un vessillo di lino che ricamata alla maniera delle Fiandre.
GIOSTRA CAVALLERESCA
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CATTEDRALE DI SAN PANFILO
La cattedrale sorge fuori dalla cinta muraria poichè riadopera i resti di un tempio pagano dedicato alla divinità di Cerere. Successivamente vi furono ricoverati le reliquie del martire che divenne patrono della città, anch’egli protettore della pioggia e dei raccolti. Panfilo, vescovo di Corfinio fu trafugato ma i buoi che trascinavano il carro si soffermarono sul sito rifiutandosi di andare oltre. Attualmente il seggio episcopale, custodito nella cripta è oggetto di un culto particolare, in quanto determina l’immunità da artriti, reumatismi ecc., ritorno al concetto del tempio terapeutico.
Si deve a un capomastro Sulmonese, Nicola Salvitti, l’intero progetto, che comprende per la prima volta una coppia di leone stirofori (sorreggenti colonne) posti a guardia della nuova fede. Sull’abside a trifoglio si nota una serie di ritratti di magistrati e prelati, associati a dimostrare la concordia tra il potere civile e quello religioso.
Abbiamo anche qui un esempio di Porta Santa che si apriva in tempo di quaresima per consentire riti propiziatori e penitenziali. All’interno numerosi mausolei attestano la presenza gentilizia e del patriziato che rivestì cariche onorevoli nelle magistrature del Regno. Nell’aspetto d’insieme i pilastri e le cappelle adiacenti lasciano immaginare gli spettacoli di teatro religioso che avevano luogo all’interno e in particolari circostanze.
Unico caso di Duomo al di fuori della cinta muraria, in quanto custodisce un taumaturgo in comproprietà con Corfinio, dalla quale cattedrale il corpo fu trafugato nottetempo. Si narra che il carro trainato da buoi si rifiutò di proseguire e il prodigio giustifica la permanenza fuori le mura.
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Le ogive attualmente a vista si adeguano mirabilmente alla depressione del suolo con una prospettiva che alterna pieni e vuoti, primo esempio di ingegneria idraulica dell’intero meridione. A monte vi è un serbatoio che, aumentando la pressione alimentava un mulino, presso l’attiguo monastero delle Clarisse, vero e proprio uso pre-industriale della risorsa energetica.
In certe occasioni tale platea accoglie spettacoli di grande richiamo religioso, come il sacro rito della rappresentazione Pasquale, allorquando Maria corre incontro a suo Figlio risorto, e l’abbraccio avviene di fronte alla folla festosa, che ne trae sereni auspici e validi per l’intera annata. La folla osannante trattiene il respiro e segue con ansia l’impresa eroica dei barellieri che sostengono il simulacro e corrono a perdifiato per affrettare il ricongiungimento. Subito dopo l’”affrontata” i campioni ottengono in premio bevande rigeneranti.